Etna: escursione a piano dei grilli


dopo dei propedeutici accordi telefonici si è fissata ed in seguito confermata la data dell'escursione cioè il 17 agosto.
io e gianni ci siamo quindi goduti questa picevolissima escursione che vi descriverò.
la cosa più importante in una escursione, a mio avviso è con chi ci si va. in gianni ho trovato una piacevolissima persona con la quale abbiamo tra l'altro scoperto diversi interessi in comune.
sono le 7 del mattino e parto dalla mia casa casa di campagna a messina, decidendo di prendercela decisamente comoda.
grazie a tomtom raggiungo casa di gianni e poco dopo partiamo alla volta di bronte. dopo una sosta per prendere i panini peniamo non poco per trovare la strada che deve portarci alla casa della forestale di piano dei grilli punto di partenza dell'escursione. l'ultimo tratto è pavimentato in pietra lavica e si snoda attraverso la splendida desolazione di una maestosa colata lavica.
raggiungiamo il punto di partenza e posteggiata l'auto decidiamo le cose da lasciare, all'insegna dello zaino più leggero possibile, e partiamo.
il primo tratto è allo scoperto ma si vedono tracce di conigli e relative tane, poi la vegetazione si fa più fitta e dopo un cancello ci inoltriamo nella zona boscosa






la strada è delimitata dai classici muretti a secco in pietra lavica classici dell'etneo, e già i profumi cominciano ad inebriare i nostri sensi.
il passo è piuttosto veloce, tant'è che raggiungiamo la velocità di circa 7 km/h misurata con il nuovo gps di gianni che assieme ad una carta dell'IGMI e bussola ci aiuterà a districarci nel dedalo di strade che percorrono questo altopiano. diciamo anche che la pendenza della strada ci aiutava parecchio...
ogni tanto ne approfitto per scattare qualche foto
















ed ecco il posa il mio compagno d'avventura con il suo bastone da pecoraro






ogni tanto il bosco si dirada, ma non per questo il panorama è meno bello






sulla sinistra della foto potete ammirare degli esemplari di genestra arborea caratteristici dell'etna, che emanano un profumo stupendo.

dopo un bel camminare si fanno le dodici e decidiamo di fermarci per mangiare.






approfitto della pausa per fare una riparazione alla soletta del mio scarpone che ha deciso giusto nella zona del tallone di arrotolarsi su se stessa. grazie al nastro del kit di pronto soccorso di gianni riusciamo a rimediare evitando così l'immancabile vescicone al piede...

dopo una bella pausa e relativa chiacchierata si riprende il cammino che con sommo mio dispiacere comincia ad essere in salita.






il bosco ci riserva sempre scorci più belli











ogni tanto ci si ferma per prendere il punto, e qui gianni dà io meglio di se stesso






notare la cartina stesa a terra sulla sinistra






sali che ti risali, decidiamo di impegnare un sentiero che dovrebbe farci accorciare di molto addentrandosi tra due crateri spenti (con tanto di cono). il sentiero si inoltra ora tra la sciara ora tra la boscaglia e sinceramente mi sento molto esploratore, tanto esploratore che man mano che andiamo avanti è sempre meno segnato e sempre più dubbio.
decidiamo allora di fare il punto, ma stranamente le bussole (del gps e quella da carteggio) ci dicono che stiamo andando nella direzione opposta!!!
adesso è plausibile che la sctrada faccia qualche piega, ma sinceramente non ho avvertito alcuna deviazione così accentuata da farci invertire la strada, ma la bussola parla chiaro! gianni va in avanscoperta ma la strada prosegue dritta come un fuso (più o meno) e si fa sempre più meno segnata. decidiamo allora di tornare sui nostri passi, e quando arriviamo alla carrozzabile... miracolo! le bussole segnano 180° di differenza! in pratica qualche deposito ferromagnetico sotto il magma ha mandato a pallino le bussole facendole sfasare di 180°.
ormai comincia ad essere tardi e decidiamo di non fare ulteriori esperimenti e proseguiamo lungo la strada principale.
ci accompagnano, senza lasciarci un minuto 6 fastidiosissime api che ci ronzano attorno senza lasciarci neanche prendensole a colpi di cappello shemag ed altro... che palle!!! se mi ricopro la testa come un beduino si ritirano per poi ritornare alla carica appena mi scopro...
il bosco non perde mai occasioni per stupirci











l'ultimo tratto da percorrere è allo scoperto, attraversando un'enorme colata. è maestosa, enorme, e ti fa capire quanto si possa essere piccoli di fronte alla natura. non oso immaginarla quando fluiva dalla bocca di chissà quale cratere (non sono un esperto etnologo) riempendo di fuoco e calore questa conca.
all'ultimo bivio pieghiamo a sinistra, decidendo di escludere dal percorso il periplo dell'ultimo più grande cratere, ed inizia una piacevole e costande discesa.
scendendo abbiamo incontrato dei bellicosi cani pastore, che però appena visto il bastone di gianni hanno deciso di andare ad abbaiare altrove...
abbiamo persino incontrato degli operai che stavano trivellando il terreno, adesso, escludendo che cercassero il petrolio, non restava che concludere che sotto il bel mezzo di questo nulla ci deve essere l'acqua !!!
veniamo superati da un furgone della forestale (allora esistono!) e dopo pochi minuti raggiungiamo la macchina.
indossiamo una fresca e pulita maglietta e partiamo alla ricerca del più vicino bar per un sano e ghiacciato the alla pesca.
ed io? eccomi qui






conclusioni:

il percorso merita decisamente una visitina.
mi pare sia proibito il bivacco, ma dovrebbe essere vietata anche la caccia pur essendo il terreno costellato di bossoli cal.12
l'unica sorgente sul percorso segnata sulla cartina era asciutta...

Tempi:
In movimento = 02.54 ore
In sosta = 03.10 ore (quando dicevo che ce la siamo presa comoda...)
Vel. Km/h max.= 7.8
Vel. Km/h med.= 3.6
Media totale = 1.7

W.P. Caserma forestale= UTM 33 S 0488660
4177607

W.P. Cancello sulla rotabile pressi rilevatori fotografici= UTM 33 S 0488851
4175763

W.P. Incrocio sosta pranzo/bivio per monti tre frati
UTM 33 S 0488920
4175443

la riserva dello Zingaro

Era da molto tempo che desideravo visitare la riserva dello Zingaro e così ho finalmente fissato una data.
Ahimè non ho trovato nessuno con cui andare e così, come ho fatto già altre volte sono andato da solo.
Sono le sei in punto e parto mentre sta piovendo. La determinazione è tale che carico nel portabagagli anche l’attrezzatura da pioggia e quindi il parka impermeabile, il poncho e le ghette. Lo zaino è decisamente ridotto all’osso, un litro e mezzo d’acqua il mangiare, l’attrezzatura fotografica ed un k-way traspirante per ogni evenienza.
Arrivo all’ingresso della riserva alle 7,15 circa, pago il biglietto e mi avvio. Alla mia sinistra vedo un mulo impastoiato.


E’ l’unico mezzo di locomozione permesso. Già da subito si capisce il tipo di strada che mi aspetta, un sentiero che a definire scabro è poco. Sembra prevalentemente in salita, questo mi conforta per il ritorno, che “dovrebbe” essere prevalentemente in discesa, ma è solo una sensazione e me ne accorgerò dopo.
Il sentiero è continuamente attraversato da coniglietti e riesco malamente a fotografarne due, giusto per documentare l’avvistamento.



Ogni tanto mi fermo per mangiare un poco di uva passa e pinoli mentre bevo tre sorsi d’acqua con costanza, per limitare la disidratazione, non sapendo che ancora non avevo visto nulla!
Il panorama è stupendo ed il sole è ancora coperto.




Ogni tanto mi fermo per stringere gli scarponi, aggiustare lo zaino e consultare la cartina della riserva fornitami all’ingresso (è una fotocopia A3 dell’IGMI).
La strada scorre fluida,





ma in me si sta insinuando la sindrome del “ma quando arriviamo?”.




In lontananza vedo una traccia a mezza costa che sparisce dietro un promontorio sovrastata da un’antica torre di sorveglianza, ed è decisamente lontana.



Fortunatamente quella era la strada che portava all’ingresso lato Scopello della riserva e comunque circa 600 metri oltre il punto che avrei dovuto raggiungere.









Con sorpresa noto delle abitazioni private, alcune delle quali abitate, e mi domando questa gente come faccia per esempio a fare la spesa. Da questo punto all'ingresso della riserva ci sono quarantacinque minuti buoni di strada, e se ti dimentichi di comprare il pane… Boh, forse andranno via mare…



Lungo il percorso vedo moltissimi esemplari di palme nane, mentre attorno alle case piante di carrubbi, ulivi, fichi ed anche melograni.





Le prime anime vive che incontro è una coppia di napoletani alla grotta dell’uzzo. Subito dopo piego per il sentiero a destra che mi porta direttamente sulla riva del mare. Arrivo ad una splendida spiaggetta deserta (ancora per poco) e proseguo per questo sentiero che scorre quasi in riva al mare.











Percepisco l’odore della salsedine e già vedo l’arrivo. Incontro qualcuno diretto proprio alla candida spiaggetta vista poco prima ed in breve raggiungo l’area attrezzata, la tappa più ad ovest del mio itinerario.
Mi spoglio, mangio una barretta energetica (rivelatasi pessima) e trovo un rubinetto di acqua, dove sciacquarmi il viso. Sono le 9,30 Il sole è uscito e comincia a fare caldo.
Torno sui miei passi seguendo l’itinerario più a monte. Questo è più curato, c’è anche la segnaletica con il nome delle piante. Cespugli di Mirto e di Rosmarino mai visti così vasti (circa 3mt di diametro). Passo davanti all’ennesimo museo di arte contadina sistematicamente chiuso e mi siedo a riposare sotto un’ulivo. Poco dopo riprendo il cammino perché intendo fare una variazione sul percorso che dovrebbe portarmi su un sentiero più in quota. L’idea sarebbe quella di soffrire un poco arrampicandomi fino a contrada sughero e poi proseguire a mezza costa fino all’uscita lato Scopello della riserva. Pessima idea!
Arrivato al bivio piego a destra baldanzoso e comincio a salire. C’è decisamente caldo! Il termometro del mio Suunto segna 36°. Curva dopo curva so di avvicinarmi ai rifugi di c.da sughero, ma neanche un tetto in lontananza. Sono decisamente stanco, decido di dedicarmi una pausa più sostanziosa dei 5 minuti seduto su un masso.
trovo un punto all’ombra di una “Ddisa” (termine dialettale per l’Ampelodesma Mauritanico) mi levo lo zaino e mi siedo. Visto che non stò abbastanza bene, apro la shemag, lego due sassi all’estremità di un lato e li tiro alle mie spalle. Bene si è agganciata! Tiro verso di me le ginocchia e ricavo l’appoggio per il resto del telo improvvisato. Adesso posso riposare! Dopo neanche cinque minuti il mio sguardo cade sul lato sinistro dei miei pantaloncini, e proprio li vedo due animaletti appartenenti alla famiglia delle Ixodidae, insomma due zecche. Con la gentilezza del caso le caccio e capisco che non è più il caso di restare, mi alzo e comincio a controllare se anche lo zaino ha qualche gentile ospite. Mentre con attenzione guardo lo schienale, lo sguardo cade verso verso i miei piedi e vedo altri 2 animaletti che sono già all’altezza dei calzettoni. Uffa! Non se ne vogliono andare, anzi appena le tocco si appiattiscono e si aggrappano più tenacemente. Lampo di genio! Prendo il leatherman e con la pinza le tiro via.
Appena finito guardo l’altra gamba… anche li 3 animaletti sono sparpagliati tra lo scarpone ed il calzettone! Minkia non c’è pace! Termino velocemente le operazioni di bonifica, indosso lo zaino e parto. La cosa stà assumendo una proporzione preoccupante, mentre cammino me ne trovo altre sulle gambe. E se mi fermo a toglierle ne salgono altre. Comincio ad essere VERAMENTE stanco, mi metto dietro ad un tedesco sui sessant’anni che con un solo bastoncino sale come un mulo degli alpini e fischiettando pure! Finalmente raggiungiamo i rifugi di contrada sughero.
Altro non sono che delle vecchie case coloniche ristrutturate ed adibite a rifugi a pagamento (mi pare 5€ a persona) ma sfruttabili fino a maggio.
Mi metto all’ombra di due cipressi e mi levo lo zaino.
Minkia!!! Ancora zecche! Il terreno ne pullula! Il tedesco ne trova due sul calzino bianco, esclama “ach” le leva e riparte (sticazzi). Contavo di sdraiarmi e riposare un poco, ma qui non è possibile e decido di affrontare il sentiero a mezza costa sulla montagna.
Ma sto cazzo di sentiero non fa altro che salire salire salire, alla fine arrivo ad una biforcazione. Bene penso sono arrivato, adesso la quota sarà costante fino all’arrivo, continuiamo. Macchè! Il sentiero sale sale sale! Sono distrutto, appena mi fermo orde di zecche mi assalgono, sinceramente comincio a sentirmi perso. E’ quasi l’una ed il sole picchia come un maglio, saltellando tra un piede e l’altro per rendere difficile la vita alle mie compagne d’escursione, tiro fuori dallo zaino un succo, giusto per non attingere alla riserva d’acqua, e mi ritrovo compulsivamente a berlo tutto d’un sorso. Mi sento la pancia piena, e non è cosa buona per uno che deve camminare. Mi sforzo e riprendo a salire, salire saliure.
Dopo il centomillesimo scalone HAI! Una crampo! Prima alla gamba sinistra e poi a quella destra! Ecco chi mancava all’appello: i crampi!
Ma COME FACCIO A RIPOSARMI CON QUEST’INVASIONE DI ZECCHE?, faccio altri 100 metri con grande sforzo di volontà e poi capisco, sono in pericolo! Sono da solo, sotto il sole a picco, in una situazione decisamente scomoda. Le gambe mi stanno abbandonando e non so ancora per quanto dovrò salire. Faccio 2+2 velocemente e decido di non fare ulteriori esperimenti. Torno indietro.
E senza il minimo rimpianto, pur sapendo che quasi triplicherò la strada che mi resta da fare, pregando come un seminarista ritorno sui miei passi.
Dura, ah se è stata dura!
Raggiungo i rifugi, e trovo posto su quell’attezzo piantato a terra che serve per togliere il fango da sotto le scarpe prima di entrare in casa. E’ un equilibrio piuttosto precario, ma non vedo zecche che si arrampicano su per le scarpe. Bene è già qualcosa.
Mi guardo attorno e guardo con profonda libidine la pompa a mano collegata alla cisterna. Con spaventosa velocità mi levo tutto e l’aggancio al pomello della porta alla mia sinistra, quindi con due salti raggiungo la pompa, guardo per terra e mi accerto di non essere sottoposto ad un altro attacco, e ci do dentro di braccia.
La prima acqua esce marrone di ruggine ma subito dopo assume una colorazione decente, metto le mani a coppa e mi sciacquo il viso, aaaahhhhhhhh…
Prendo il cappellino e lo riempio e me lo metto in testa: grido di piacere!
Osservo la struttura di roccia e cemento che ospita la pompa. È una specie di lavandino molto artigianale con i bordi decisamente spessi, e sembra non ospitino zecche.
Mi ci arrampico sopra e mi siedo, appoggio i piedi sul muro della casa, anche perché appena li metto a terra… beh avete già capito.
Sono all’ombra per metà, sono quasi le 13 ed il sole, se l’universo non si ferma, non può che girare.
Ho l’acqua fresca (anche se non potabile), un trespolo sul quale riposarmi e tanto tempo…
Sinceramente avrei voluto dormire un pochetto, ma la posizione me lo impediva (ed io sono uno che dorme anche in piedi).
Ogni tanto pompo acqua e mi rinfresco, e così faccio passare quasi un ora e mezza.
Passa una coppia di spagnoli, vengono dalla parte alta del sentiero, quella da me abortita, gli chiedo se vogliono rinfrescarsi, cazzarò sono quasi le due e c’è un caldo da fornace, lui fa segno che ha la bottiglia nello zaino, io insisto dicendo che è per rinfrescarsi. Lui dice alla compagna se gradisce e lei, stronza ma come cazzo fa!, dice che stà bene…
Ok, mi sono stancato di stare sul trespolo come un pappagallo, qualche zecca trova comunque la strada delle mie gambe, ma è una situazione sostenibile.
Decido di scendere, e così faccio.
Non si può dire ce sia tornato fresco come una rosa, ma pian pianino riesco a terminare la discesa.
Adesso ho circa i due terzi dello zingaro da fare a ritroso.







E’ inutile dire che, avendo dato tutto prima, e non potendo riposarmi come di dovere (zecche, zecche , sempre zecche) il rientro è stato un calvario.
Però verso la fine ritrovo il “museo della manna”, con un bel battuto in cemento e pietra sul davanti.
Certo c’era qualche formica e tanti altri insetti, ma era libero dalle mie tanto appiccicose amiche (qundo si dice “sei come una zecca”). Insomma poso lo zaino, esco il k-way riposto a mò di cuscino, mi sdraio a terra ed a gambe alte mi faccio una mezz’oretta di riposo.
Bevo gli ultimi 3 sorsi d’acqua. Adesso non ce né più…
Riparto come un missile, saltello da un masso all’altro, supero un sacco di persone, ma rientro subito in riserva…
Guardo verso il mare e vedo gente che fa il bagno e barche che sfrecciano, “un passaggio un passaggio” penso, ma con le mie gambe sono partito e con loro devo tornare.



Insomma arranco per altri 40 minuti buoni ma poi, inaspettatamente vedo la galleria! Subito dopo c’è l’uscita.
Raggiungo l’auto, poso lo zaino, mi levo scarponi e calzettoni ed indosso un comodo paio di scarpe da tennis, quindi con la mia fidata shemag promossa al rango di asciugamano mi avvio alla fontana, dove mi rinfresco.
Quindi con passo deciso punto al bar, dentro il quale in lontananza vedo un bel Bacone frigo con tante tante bibite dentro..


considerazione tecniche:
maglietta della quechua: si è dimostrata veramente aspelli sudore. zuppa ma mai con la sensazione di un indumento bagnato addosso.
pessimi i pantaloncini con il gambale asportabile (sempre decathlon), troppo lunghi e quindi costantemente attaccati alla coscia. gli ho dovuto dare a più riprese 2 o tre giri per accorciarli.
zaino forclaz 40 AIR, stupendo! la schiena sempra asciutta, semmai bagnati zuppi gli spallacci.
scarponi Dolomite Gran Sasso (cooperativa Scout): non so, i piedi mi facevano male, ma il sentiero non era certo dei migliori, e li ho tenuti ai piedi per circa 10 ore sollecitando costantemente il piede.
calzettoni da trekking: estivi presi sempre alla coop scout. piedi asciuttissimi! stupendi, 8euro ben spesi!
cappellino con visiera: sarà stato il modello, ma mi dava realmente fastidio, tant'è che per un tratto ho indossato la shemag come un arabo, ma la gente che mi incontrava faceva facce strane...
shemag: utilissima! copre dal sole, asciuga il sudore e tutto quello che può fare un rettangolo di tessuto.
GPS: alla fine inutile. era tanta la luce che pur alla massima luminosità non si vedeva nulla. tra l'altro ho georeferenziato male le carte, tant'è che una volta mi sono trovato in mare a 200mt dalla riva...
accoppiata zaino macchina fotografica: pessima! con questo zaino non è possibile levare e mettere la mia macchina. troppo grossa.
mutande: non capivo la necessità di un capo intimo tecnico. finchè non ho cominciato a sudare come un facocero! ci vogliono ci vogliono... qualsiasi altra cosa si attacca, ti tira, ti schiaccia (avete capito cosa...)

a proposito di poncho

poncho si, poncho no.
c'è chi lo usa, chi ne abusa ma anche chi lo disconosce.
approfittiamo di questa sede per parlare di questo "non-indumento" del quale, a mio avviso non se ne può fare a meno, purchè se ne conoscano pregi e difetti.
innanzitutto iniziamo con la sua descrizione.
il poncho è un pezzo di stoffa quadrato con un foro al centro attraverso il quale si fa passare la testa per indossarlo.
se di stoffa pesante il suo scopo è quello di proteggere dal freddo mentre se di tessuto impermeabile quello di proteggere dalla pioggia.


in quest'ultimo caso è anche provvisto di cappuccio. in ambito militare assume una colorazione mimetica ed anche connotazioni tattiche tra le quali bottoni ed asole per poterne unire diversi al fine di creare ripari grandi quante sono le persone che contribuiscono alla formazione con il proprio poncho.
altrimenti ecco un tipico ricovero d'emergenza.


quelli militari presentano un tessuto con una trama più resistente e quindi utilizzabili anche per un trasporto light di legna. per contro pesano molto di più.
in caso di pioggia offre una buona protezione purchè non ci sia forte vento che lo farebbe sventolare troppo e purchè non si debba fare troppa attività motoria.
infatti, se non consente all'acqua di entrare, parimenti non consente al sudore di uscire quindi, non ci si bagna dall'esterno ma dall'interno. per questo motivo, se bisogna camminare mentre piove conviene tenerlo aperto il più possibile consentendo al vapore generato dal corpo di uscire ma non all'acqua che cade di entrare.
in foto 1 anche se non sembra cadeva una fitta pioggerellina che non mi ha permesso di uscire la compattina per fare delle foto, la copertura mi ha protetto dalla pioggia, ma essendomi dovuto spostare per fare rilievi con il GPS mi sono ritrovato in un bagno di sudore generato dall'interno e non smaltito causa un poncho molto coprente.
resta comunque il fatto che raramente in escursione invernale lo lascerei a casa.

barette energetiche fai da te

uno tra gli alimenti più pratici come fattore peso ma anche come fattore nutritivo sono le barrette energetiche. il problema è che però hanno un costo e non sempre il loro sapore incontra il nostro gusto.
cosa allora molto pratica per ovviare a questi inconvenienti è quella di farsele in casa.
cercando in rete si trova un pletora di ricette, questa in particolare è senza zuccheri aggiunti ma con grande potere energetico. inoltre non avendo tra gli ingredienti latticini e uova sono ad intolleranza zero.
Ingredienti per 8 porzioni (barrette):

- 2 banane mature
- 250gr di fiocchi d'avena
- 50gr di datteri o uvetta
- 3 cucchiai di latte vegetale
- cioccolato fondente
- vaniglia
- sale

post_barrette-001


schiacciate in una terrina le banane fino a farle diventare poltiglia, quindi aggiungete gli ingredienti e mescolate con cura.
versate l'impasto in una teglia 20x20 ricoperta di carta forno per non farvi attaccare il composto e compattatelo con un cucchiaio chiacciandolo per bene.
infornale a 180° in forno ventilato per 20 minuti quindi tagliatele delle dimensioni che preferirete darvi e quindi  disponetele su una placca e continuate a cuocerle per altri 10 minuti a 150°.
quindi fatele raffreddare per poi poterle gustare

qualcuno ha mai pensato alla sicurezza di tutti i giorni?

quotidianamente ci spostiamo in auto, mezzo che quasi alcuni utilizzano come una seconda casa come ad esempio i rappresentanti.
è vero che l'Italia non si presta sia per dimensioni che per collocazione geografica a rischi climatici tali da porre a rischio un ipotetico conduttore d'automezzo di ritrovarsi immobilizzato nel bel mezzo di una bufera o comunque una situazione che potrebbe mettere a rischio la sua incolumità.
utile e pratico potrebbe essere allora conservare in auto un kit del tipo non-si può-mai-sapere che possa abbracciare più situazioni tipo possibili.
questo kit, se possibile, dovrebbe essere conservato all'interno dell'autovettura e non nel portabagagli, perchè non è detto che nel momento del bisogno sia possibile avervi accesso.
ad esempio ci sono vetture che hanno vani sotto i piedi dei passeggeri posteriori ed alle volte sono anche piuttosto capienti, e non sono quasi mai sfruttati.
vediamo adesso cosa potremmo metterci per poterci trarre d'impaccio se, ad esempio, la macchina restasse in panne nel bel mezzo del nulla in pieno inverno.

trascorrere una notte in auto in attesa che arrivino i soccorsi, specialmente in inverno e possibilmente in una località innevata, con temperatura sotto lo zero potrebbe metterci a rischio ipotermia, allora ecco che delle coperte isotermiche o in micropile sarebbero di grande utilità.



contestualmente sarebbe bene conservare dei cappellini in micropile tanti quanti possono essere gli occupanti dell'auto, visto che la maggior parte del calore corporeo viene dissipata dalla testa.
ottimi sarebbero i paracollo con laccetto in cima, con doppia funzione, paracollo-cappellino.



bene sarebbe procurarsi un telone occhiellato impermeabile il più grande possibile (generalmente 3x3) con funzioni di riparo dalle intemperie.



nell'eventualità sia necessario accamparsi, l'accensione di un fuoco sarà indispensabile, quindi un firesteel con esca ed un coltello sarebbe bene non mancassero.



come coltello propongo (vedi immagine) un Frostmora noti per la loro economicità, affidabilità e qualità.

indispensabile per fissare il telone ma anche per tanti altri usi è una matassa di cordino. banale cordino tipo per veneziane per fissare appunto il telone da comprare nei vari Brico o ferramenta ed una matassa di Paracord, decisamente più importante (resiste a 250kg di trazione MA NON BUONO PER SCALARE!) acquistabile alla peggio anche su Amazon in matasse da 100 piedi (30mt).

infine un bel kit di pronto soccorso della quale composizione è bene consigliarsi con il proprio medico curante.




spyrozzo

in giro per boschi o per montagne

ecco, ci siamo decisi!
vogliamo andare a fare la nostra escursione, nulla di che, ma desideriamo il contatto con la natura, ma, sinceramente non sappiamo da dove iniziare.
la prima cosa, volendo, è decidere dove.
l'informatica ci offre strumenti potentissimi quali, internet, google maps e, al momento google earth.
potremmo anche appoggiarci alla cartografia dell'Istituto Geografico Militare Italiano online, ma la sua interpretazione richiede un minimo di esperienza e, seppur molto dettagliata ne rimanderemo l'uso a tempi futuri.
grazie a google maps e google earth, con la visione dall'altro in modalità visione reale, avremo la possibilità di vedere strade sterrate e mulattiere che potremo percorrere per la nostra escursione.
si perchè per la prima volta sarà bene percorrere una strada ben tracciata che, volendo, potremo anche "fotografare" dall'alto e portare con noi come cartina-itinerario.
non sarà necessario avventurarsi in boschi impraticabili o salite assurde (ne pagheremmo subito lo scotto), ma basterà pianificare un percorso di qualche chilometro, preferibilmente in pianura. la pendenza del percorso è una informazione che google earth fornisce (imparate a prendere confidenza con il software).
percorso pianificato comunicatelo ai vostri cari, così in qualsiasi evenienza qualcuno saprà esattamente dove venirvi a cercare.
adesso bisogna preparare lo zaino o, se intendete viaggiare veramente leggeri il marsupio.
se vorrete viaggiare veramente leggeri dovrete leggervi il nostro post sul kit minimale per ogni eventualità al quale bisognerà però aggiungere un piccolo kit di pronto soccorso. su quest'ultimo sarà bene consultarvi con il vostro medico curante e decidere per voi cosa sarà il minimo indispensabile.
inseriamo adesso nelle nostre conoscenze un nuovo oggetto, il poncho.

foto 1
come si può vedere è una sorta di mantello con cappuccio da usare in caso di pioggia. ma la cosa non finisce qui, perchè essendo generalmente di forma rettangolare ed a volte con gli angoli occhiellati (quelli militari) può essere usato come telo per ripararsi

foto 2
unico neo è che una volta indossato è una cappa sotto la quale non vi è traspirazione quindi se non ci si bagna dall'alto ci si bagna dall'interno. sono conti a farsi.

ritengo che un poncho, ben piegato e ridotto alle minime dimensioni, non dovrebbe mancare nel nostro equipaggiamento d'escursione specialmente d'inverno. d'estate, se di buona qualità lui e non troppo pesanti noi, lo si può convertire in amaca.
ovviamente in caso di notte all'addiaccio sarà un ottimo riparo dall'umidità, vedi foto2.

quando l'escursione diventa più importante, a mio avviso anche il coltello che portiamo con noi potrebbe essere qualcosa di più del semplice victorinox. non fosse altro che per aiutarci a preparare la legna per il fuoco sempre che ne sia permessa l'accensione.
un esempio di modello potrebbe essere i Mora che si trovano con la lama in acciaio inox ad 11,60€ (quello in foto al momento della pubblicazione dell'articolo) e se non li maltrattate troppo vi accompagneranno per tanto tempo.

foto 3

una lampadina tascabile dovrebbe già fare parte del vostro dna ma se così non fosse, procuratevene una a led che usi possibilmente batterie AA o AAA; rimandate l'acquisto di torce che usano CR-123 o 18650 a quando sarete più ferrati.
considerando che dovrete stare fuori un'intera giornata, dovrete sicuramente reidratarvi, quindi dovrete pensare a procurarvi una borraccia. già vi ho parlato dei materiali, ma spetterà a voi sceglierne la foggia e la capienza. ricordate che più grande sarà più peserà se piena, e che comunque tutto sarà correlato a quanto in genere siete abituati a bere.
personalmente ho optato per 2 da 75cl in nalgene, una meglio riposta ed una di più facile raggiungimento mentre sono in marcia, per non di meno ne ho una che sfiora i 2 litri in acciaio con annessa gavetta e fornello a legna (un mini kit). probabilmente la borraccia ideale non la troverete a primo colpo ma farete diversi tentativi prima di trovare quella ideale, oppure arriverete a possederne diverse, una per ogni contesto diverso. non dimenticate le bottiglie di plastica tradizionali inerite nello zaino, funzionano lo stesso.

lo zaino! pensavate me lo fossi dimenticato...
per le uscite giornaliere ne esiste un formato denominato daypack. in pratica è uno zainetto attorno ai 16 litri.
la differenza dai normali, e perdonatemi aggiungerei anche banali, zainetti scolastici, è fondamentalmente lo schienale e gli spallacci, che fanno la grande differenza.
posseggo un deuter che una volta indossato, anche a pieno carico è letteralmente un guanto!
chissè perchè è quello, tra tutti (45,60,75 litri), che è costato di più.
fate attenzione a questo acquisto, perchè, potrebbero essere soldi benedetti :)
potrebbe essere utile una maglietta di ricambio qualora sudore o pioggia vi abbiano fatto "bagnare" quella che avevate addosso.
adesso però non resta che, gambe in spalla, partire.

spyrozzo